Gran grigliata Areopago
26 Aprile 2012 · Nessun commento
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Brescia ha 192.308 abitanti Gli stranieri sono 31.256
3 Aprile 2012 · Nessun commento
Bresciaoggi, 3 aprile 2012
Ci sono 84.403 famiglie e 103 convivenze a Brescia, per un totale di 192.308 abitanti, di cui 31.256 stranieri appartenenti a 103 etnie diverse. Fanno il 16,25 per cento dei residenti. Gli irreperibili, passibili di cancellazione, sono in totale 5.917, di cui 3.837 stranieri. Vuol dire che 2.080 bresciani saranno cancellati anche dalle liste elettorali, salvo esiti positivi degli ultimi accertamenti in corso. Sono questi i primi risultati del censimento 2011, che la città chiude con un’efficienza a livelli di eccellenza, e con tre mesi di anticipo rispetto al maggio messo in preventivo. Le classifiche pongono Brescia al terzo posto tra le maggiori città italiane dopo Bari e Bologna, ma l’assessore Diego Ambrosi non ci sta e sottolinea che quel terzo posto dipende solo dalla strategia di «tutela nei confronti delle famiglie non censite per evitare la cancellazione anagrafica e la successiva reiscrizione». In pratica si è deciso di perdere più tempo per accertare l’effettiva assenza degli irreperibili. Allo scopo di verificare l’esatta situazione – spiega Ambrosi – è stato chiesto l’intervento degli agenti accertatori del Centro unico rilevazioni e notifiche (Curn), e il non aver chiuso definitivamente i casi dubbi ha comportato che le percentuali dei rientri calcolate da Istat non siano ulteriormente cresciute. Un terzo posto che paga il prezzo all’efficienza. L’ASSESSORE HA presentato ieri mattina i risultati nella sede di via XX Settembre, insieme a Marco Trentini, responsabile dello Staff statistica e direttore del censimento, a Ines Paccanelli della direzione e numerosi rilevatori. Nei risultati che elenca ci sono 38.468 famiglie che alla data di chiusura del 9 marzo avevano compilato il questionario via web (41,23 per cento del totale), contro il 24,3 per cento di Bari e il 29,6 di Bologna. Il 38,8 per cento, invece, l’aveva consegnato agli uffici postali e il 13,8 ai centri comunali di raccolta. Per censire oltre 93 mila famiglie sono stati utilizzati 46 rilevatori e 39 unità tra dipendenti comunali e assunti per l’occasione. «Un numero inferiore persino a quello di Comuni più piccoli», sottolinea Ambrosi, che parla di risultato ottenuto «grazie alla grossa condivisione di circoscrizioni, Prefettura e associazioni». Hanno collaborato Cgil, Centro migranti, Assocooperative, Uil service, Centro servizi per il commercio, Confartigianato Upa, Cisl, Anteas, Anolf, Mcl, Cna impresa, Gruppo quartiere Campo Marte, Ugl servizi, Amici del Calabrone nello Spazio giovani della Pendolina, Acai studio Svanera e Acli. I tempi più duri sono ormai alle spalle. In novembre e dicembre ci sono state giornate in cui gli uffici sono stati presi d’assalto con la consegna di centinaia di questionari. E «nessuno si è lamentato – dice Trentini -, mentre nel 2001 qualcuno era andato a protestare persino dal sindaco». Tutti i questionari sono stati riaperti ed esaminati, e sono stati gestiti via web per il confronto con l’anagrafe. Un confronto che nei precedenti censimenti non era neanche stato fatto e ora si attesta a quota 99.5 per cento. Insomma, «l’organizzazione ha retto molto bene». Ora sono in corso verifiche conclusive e «qualche ritocco alla popolazione è ancora possibile» dice Trentini. Si fanno soprattutto verifiche sulle cancellazioni, anche in vista delle amministrative dell’anno prossimo. Ma «abbiamo trattato con cura i cancellati – sottolinea -, che sono molto minori dei censimenti precedenti». Lo scarto tra residenti e anagrafe si spiega in parte con le famiglie che si sono riaggregate anagraficamente, ma soprattutto per gli italiani può essere dovuto a trasferimenti senza cambiare residenza – ipotizza Trentini -, mentre per gli stranieri ha giocato la minore attenzione a tali questioni. PER LORO SI È FATTO il possibile. Per quelli che avevano difficoltà a capire l’italiano, soprattutto i cinesi – spiega Paccanelli – sono stati messi in campo personale specializzato e mediatori linguistici. Ma si sono attivati pure i servizi sociali per raggiungere gli anziani nelle case di riposo e quant’altro. Insomma «l’intera macchina comunale ha collaborato, dal centralino all’Urp, dalla segreteria generale all’anagrafe, alla vigilanza». Ad aiutare è stata pure la campagna d’informazione partita a settembre, sottolinea il responsabile dello Staff statistica, convinto che «Brescia emergerà anche a livello lombardo». I tempi rapidi non si sono ottenuti a caso. E non doveva essere altrimenti, visto che questo censimento è caduto «nell’anno del 150esimo dell’Unità d’Italia». Adesso si aspetta il 27 aprile, quando Istat diffonderà alcuni risultati per provincia e Comune, mentre il dato relativo alla popolazione sarà disponibile entro il 31 dicembre.
Mimmo Varone
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Brescia è virtuosa: 23 milioni in «premio»
3 Aprile 2012 · Nessun commento
Bresciaoggi, 3 aprile 2012
Brescia è ufficialmente un Comune virtuoso, e usufruirà di un «bonus» da 23 milioni di euro sul saldo obiettivo per il rispetto del patto di stabilità, che si azzererà. Risorse che contribuiranno ad alleggerire la pesante situazione finanziaria della Loggia liberando così una somma importante per i pagamenti, che rischiavano altrimenti di restare bloccati. AD ANNUNCIARE l’atteso decreto, a cui manca solo il via libera della conferenza Stato – Città (il 16 aprile), è il sindaco Adriano Paroli con l’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza. Parlano ancora di indiscrezioni che arrivano dalla capitale e dai colleghi amministratori. Ma ormai è fatta. E mai momento fu più azzeccato. Lo scorso venerdì il ragioniere capo Alessandro Beltrami, dopo la proposta del Consiglio di Gestione di A2A di tagliare a 11 milioni i dividendi con un «buco» di 22 milioni rispetto alle previsioni, ha comunicato con una lettera il venir meno dell’equilibrio di bilancio. Entro 30 giorni il Comune con una variazione rimetterà i conti in sesto spostando sulla spesa corrente l’avanzo di amministrazione, che ammonta a 28,1 milioni. Il nodo che si apriva a questo punto era proprio sul patto di stabilità: l’avanzo trasferito – aveva spiegato Di Mezza – non sarebbe stato valido infatti ai fini del rispetto del saldo programmatico. I 23 milioni in arrivo da Roma risolvono proprio questa ulteriore criticità e rimettono la Loggia in regola con i vincoli. Il «premio» fa riferimento al bilancio 2009 («che fu tanto criticato dall’opposizione», commenta Di Mezza) e «la classifica comprende piccoli Comuni, noi siamo pressoché l’unico capoluogo ad usufruirne». Con questo bonus «potremo fare 23 milioni in più di pagamenti», dice l’assessore, e diventa meno stringente anche la necessità di alienare: «Torniamo all’obiettivo di 71 milioni, con la possibilità di ridurre lievemente». Mentre proseguono i ragionamenti su A2A, la giunta ribadisce la volontà di non vendere Omb («è stata presa con la leva finanziaria, dovremmo ripagare il debito con un piccolo margine»). Su Centropadane, dice Di Mezza, «si preferirebbe vendere quando sarà chiusa la partita della concessione», mentre «si discute per capire il valore dell’Ortomercato» e sulla Centrale il dibattito «è aperto, continueremo a confrontarci con le opposizioni». LA NOTIZIA del riconoscimento giunge in una settimana in cui a Brescia sono stati assegnati altri meriti: «Siamo il Comune con la Tia più bassa, il secondo meno caro per Irpef e non abbiamo aumentato l’Imu», sottolinea Paroli. E si aggiunge a quella dei 72 milioni del Cipe per la metropolitana. «Nel 2008 trovammo 20 milioni e li utilizzammo per i servizi e per capitalizzare Brixia Sviluppo, operazione azzeccata visto che oggi Buonissimo da 8 vale almeno 10 o 12 milioni – aggiunge il sindaco -. Da allora sono sempre mancati soldi, ma noi siamo riusciti a tenere i conti in ordine e ad erogare i servizi». Paroli rivendica le ultime azioni virtuose come, a suo dire, il passaggio di contabilizzazione dei dividendi dalla competenza alla cassa e la «meravigliosa» operazione che ha chiuso la partita sulle riserve della metropolitana: «Pensate cosa sarebbe se oggi, con questa situazione finanziaria, avessimo 600 milioni in pendenza», dice. Mentre Di Mezza sostiene che «nel 2007 quando fu ricevuto il dividendo straordinario l’abbattimento del mutuo fu una scelta sbagliata, perché interessi e spread sono saliti e ora si deve ricontrattare il debito».
Natalia Danesi
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Loggia virtuosa, sbloccati 23 milioni
3 Aprile 2012 · Nessun commento
Giornale di Brescia, 3 aprile 2012
«Una buona notizia per Brescia. Un provvedimento che contribuirà a far girare l’economia nella nostra città». Il sindaco Adriano Paroli e l’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza si presentano insieme per annunciare che il default è ufficialmente scongiurato. «Il 19 aprile – dice il sindaco – sarà siglato l’accordo tra Stato e Comuni per il decreto che premia i Comuni virtuosi rispetto al Patto di stabilità».
Cosa comporta questo passaggio? Che se per quest’anno il saldo obiettivo di Brescia per rispettare il Patto era di 23 milioni di euro, ora il saldo sarà azzerato proprio in nome della virtuosità dei conti della Loggia. Una soluzione provvidenziale, che di fatto, va a coprire una situazione molto delicata per il Comune di Brescia, che venerdì scorso attraverso il direttore della Ragioneria aveva dovuto «ufficializzare» il disequilibrio di bilancio, alla luce del mancato introito di 22 dei 33 milioni previsti dalla cedola annuale di A2A. Sì, perché con l’approvazione del bilancio il Consiglio di Gestione della multiutility lombarda, il 23 marzo scorso, ha proposto per quest’anno ai Comuni azionisti (Milano e Brescia) un dividendo di soli 11 milioni per ognuno.
Ora, con questa novità, che già da oltre una settimana era fortemente attesa dalla Loggia, con il riconoscimento della virtuosità e l’azzeramento del saldo obiettivo del Patto, il Comune potrà coprire i 22 milioni in spesa corrente (i soldi saranno destinati ai pagamenti dei fornitori e per servizi) senza sforare i parametri e pur essendo privo di due terzi dei dividendi di A2A previsti in fase di stesura del Bilancio. Ora, scongiurato definitivamente il «default temporaneo», per arrivare a saldo zero il Comune dovrà comunque reperire, come già previsto, 71 milioni di euro dalle alienazioni del patrimonio comunale. Un lavoro certo non semplice ma su cui l’assessore al Bilancio, Fausto Di Mezza, sta lavorando: «È un compito tutt’altro che facile da realizzare entro fine anno, ma certo la notizia di oggi ci porta un po’ di sollievo in un momento di crisi economica. Si tratta del risultato di un lavoro iniziato nel 2008 e con il ribaltamento della gestione dei dividendi di A2A da competenza a cassa».
Il sindaco Paroli, annunciando il riconoscimento della virtuosità con tutto ciò che ne consegue, ha voluto ricordare anche che «Brescia è l’unico capoluogo di provincia ad essere stato inserito in questa lista, oltre a Verbania, per il resto si tratta di una quarantina di Comuni di piccole dimensioni». Secondo il primo cittadino non si tratta comunque «di un successo casuale, piuttosto del risultato di un rigore che ha contraddistinto i conti della nostra amministrazione». Ne segue una lista che secondo il sindaco tratteggia le doti del Comune virtuoso: «Abbiamo la Tia più bassa d’Italia, per quanto riguarda l’addizionale Irpef Brescia è il secondo Comune in Italia come peso relativo dell’imposta sui cittadini ed infine per l’Imu ci siamo limitati ad applicare l’aliquota prevista dal Governo». Sull’Imu, sempre Paroli ha ricordato che «in un recente incontro con il sindacato degli inquilini abbiamo chiarito che faremo in modo di applicare, qualora si presenterà l’occasione, tutte le agevolazioni messe in campo dal Governo per alleggerirne il peso».
Ora il Comune, entro un mese, dovrà rivedere il bilancio di previsione un’ulteriore variazione che dovrà tornare in Consiglio comunale.
Carlo Muzzi
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Presentazione del libro «La prima politica è vivere» di Maurizio Lupi
27 Marzo 2012 · Nessun commento
Rassegna stampa – Bresciaoggi, 27 marzo 2012
L’INCONTRO. Il vicepresidente della Camera ospite di Areopago parla della passione per la politica e se la prende col Carroccio: «Dispiace l’atteggiamento di Bossi»
Artigianelli gremito per l’onorevole Tra impegno sociale e ideologia: Saglia cita Paolo VI e Parolini incita al rispetto della volontà popolare
In politica, come nella vita, occorre avere capacità di giudizio «a prescindere dalle ideologie». Lo sa bene Maurizio Lupi, l’onorevole Pdl vicepresidente della camera, che ieri sera ha presentato il suo libro «La prima politica è vivere» davanti alla platea chiamata a racconta nell’auditorium «Capretti» dell’Istituto Artigianelli dall’associazione culturale Areopago. UNA PRESENTAZIONE fatta in collaborazione con la Fondazione Liberamente, l’associazione Popolarismo Europeo e l’associazione Brescia Tricolore che è diventata passerella per i big della politica bresciana. Così sul palco si sono alternati l’ex ministro Maria Stella Gelmini, l’ex sottosegretario Stefano Saglia, i consiglieri regionali Mauro Parolini del Pdl e Gianantonio Girelli del Pd e il giornalista di New Media Mediaset Paolo Liguori. Tra il pubblico tutti gli altri, compreso il sindaco Adriano Paroli, scortato dagli assessori Paola Vilardi e Mario Labolani, e il segretario provinciale del Pd, Pietro Bisinella, in un incontro che volutamente è stato bipartisan. Il tema? La Politica nella sua sfumatura più partecipativa, dove le differenze ideologiche si smorzano mettendosi al servizio dei bisogni della comunità. Certo è che il libro firmato da Lupi ed edito da Mondadori è un «viaggio nella memoria privata e collettiva, in cui spiccano le storie di politici, religiosi, imprenditori, semplici cittadini, tutti accomunati dalla passione per ciò che fanno e per il Paese in cui vivono». Insomma, una riflessione personale sul rapporto tra fede e politica, dove il cristianesimo marchia ogni aspetto della vita. Così, nella giornata in cui Mario Monti ha dato un ultimatum alla politica, Maurizio Lupi non si è potuto esimere dal fare commenti. Ne ha parlato dieci passi prima del palco, a platea lontana e microfoni accesi. «Monti deve traghettare il paese in questa fase e vincere la battaglia che si sta compiendo nella finanza mondiale – ha ammesso il vice presidente della camera -. Ha ragione Monti: se il Governo perde lo scopo della sua azione e se la maggioranza non è più cosciente dello scopo per cui sostiene questo Governo, allora lo stesso non ha più senso di esistere». Chiaro come il messaggio lanciato agli «alleati» del pd che tentennano sulla riforma del lavoro. «I tecnici possono fare perchè la politica si è assunta una grande responsabilità – ha rimarcato -. E’ tornata ad essere la politica con la «p» maiuscola, capace di anteporre il bene comune al giusto e legittimo interesse dei propri elettori. Ognuno di noi può essere protagonista della propria vita se accetta la sfida della realtà». Questo sul fronte governativo, mentre sul futuro con la Lega i toni dell’onorevole vicino a Cielle cambiano. «Ci spiace per la scelta della Lega che riteniamo non sarà compresa dagli elettori – ha commentato amaro Lupi -. Una cosa è certa: la Lega si scordi che ci saranno liste civiche fuori dal Pdl che appoggeranno un loro candidato. Come Bossi ha battuto i pugni sul tavolo, altrettanto il Pdl non tollererà nessuna eccezione. Discorso diverso nei comuni con meno di 15 mila abitanti, dove l’alleanza nasce sul fronte civico e sui programmi comuni». A LUPI ha fatto eco Mauro Parolini, padrone di casa ad Areopago. «L’incontro con Lupi voleva andare a fondo della questione politica – ha sottolineato a margine della manifestazione -. Politica significa democrazia e rispetto della volontà popolare. Chi fa politica ci mette del suo e i partiti hanno un ruolo fondamentale. A Brescia abbiamo dimostrato che l’accordo con la Lega può tenere. Certo, sarebbe stato meglio ci fosse stata un’alleanza organica…». E STEFANO Saglia non si è tirato indietro, andando oltre alle beghe e agli accordi mancati con il Carroccio. «La partecipazione è tutto e senza di essa non ci sarebbe neppure la politica – ha ricordato l’ex sottosegretario presentando la fatica letteraria del collega -. Paolo VI diceva che la politica è la forma più alta e esigente di carità. Significa che bisogna mantenere la passione nel fare e sapere che lo fai per gli altri». Una visione condivisa anche dal sindaco Paroli che, nei saluti ad Areopago, ha sottolineato come la «realtà va guardata fino in fondo e anche i principi che ci muovono devono fare i conti con la quotidianità». Applausi e pacche sulle spalle, anche da chi, per ragioni di partito, per una vita ha giocato con colori diversi come Gianantonio Girelli. «Credo che in ogni luogo in cui si discute intorno ai temi politici – ha rimarcato dal palco davanti al segretario provinciale del Pd -, tutti devono sentirsi a proprio agio». Alla fine lo sprone più duro è arrivato per voce di Mariastella Gelmini che ha definito Lupi «un coraggioso». «Nel momento in cui la fiducia nei partiti è sempre più bassa – ha detto l’ex ministro – Maurizio ha avuto uno slancio nobile nell’affrontare un tema così poco popolare come lo è la passione politica».
Giuseppe Spatola
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Lupi: «La prima politica è vivere»
27 Marzo 2012 · Nessun commento
Rassegna stampa - Giornale di Brescia, 27 marzo 2012
La politica in caduta di credibilità prova a tornare ai fondamentali, che sono prepolitici. Con quale esito?
È accaduto ieri sera, agli Artigianelli, in occasione della presentazione del libro «La prima politica è vivere» del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. A fare gli onori di casa, a nome di Areopago e di altre associazioni, il presidente Maurizio Vanzani; a porgere il saluto della città, e di chi ha condiviso lunghi tratti dell’esperienza di Lupi, il sindaco Adriano Paroli; a coordinare i lavori, come parte del progetto passato e futuro, il consigliere regionale Mauro Parolini.
Un maligno potrebbe equivocare sul titolo: si scrive e pensa di vivere, non di sopravvivere. Paroli cita una chiave interpretativa di Mino Martinazzoli: la politica è importante, ma la vita di più.
L’on. Stefano Saglia scocca alcune frecce a favore del valore della testimonianza personale, del bipolarismo civile, del bene comune come filo conduttore dell’azione politica, della priorità del giudizio rispetto al pensiero dominante, del cristianesimo che permea la storia italiana, della centralità della questione educativa. Dipana una questione – discussa ieri, oggi e domani – che troverà ulteriore eco convergente: meglio il divorziato Berlusconi, che difende la famiglia e i valori non negoziabili, piuttosto che un presunto virtuoso che non li tutela a livello legislativo.
Il consigliere regionale del Pd Gian Antonio Girelli, unico non pidiellino tra i relatori, focalizza il suo intervento sul valore del confronto, sul coraggio che scaccia l’arroganza, sulla vita che non può essere costretta dentro il recinto di un’appartenenza politica, sul limite delle certezze individuali o di parte, sul compromesso vissuto come «promettere insieme», sulla continua delegittimazione del concorrente che ha finito per appannare tutti e tutta la politica. Occorre quindi tornare ad una competizione politica civile. Concetti, questi, condivisi in toto da Maurizio Lupi.
Maria Stella Gelmini difende in blocco l’esperienza berlusconiana e la sua stagione ministeriale, sostiene che una ventata proporzionalista può fare bene all’uscita da un bipolarismo armato, elogia l’intergruppo parlamentare della solidarietà inventato da Lupi che definisce il Gianni Morandi dei parlamentari per la capacità di fare comunità, lamenta la debolezza del potere politico e rinnova appunti ai giornali e ai giornalisti avversi.
È proprio un giornalista, Paolo Liguori, direttore di NewMedia Mediaset, a irrompere nella serata buonista chiedendo che si sfrutti questa stagione eccezionale per ridefinire l’Europa, il capitalismo, il bipolarismo, il riconoscimento e il rispetto del potere. Un brivido corre quando fa suo l’auspicio che Monti possa durare a lungo, se non 10 almeno 5 anni.
Maurizio Lupi riassume da leader: non rinchiudersi nel fortino, ma attingere alle proprie radici per gestire il tempo nuovo. Resta la domanda: chi è stato classe dirigente del ventennio berlusconiano, può rifare la rivoluzione che fu loro? Oppure finirà marginalizzato dai grandi vecchi, da Napolitano a Monti in giù, e dalle nuove leve che non riconoscono questi padri?
Adalberto Migliorati
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Vilardi: «Uno strumento che guarda ai cittadini»
20 Marzo 2012 · Nessun commento
Bresciaoggi, 20 marzo 2012
La prima a prendere la parola in aula, un quarto d’ora dopo le 14, è stata l’assessore all’Urbanistica Paola Vilardi. «Oggi sono emozionata», aveva confessato prima nei corridoi. Del resto è stato un vero e proprio tour de force quello del Pgt ma «noi abbiamo risposto alla città e alle osservazioni dei cittadini – ha attaccato – , ce ne siamo assunti la responsabilità e il dovere». La giunta rivendica a pieno la paternità di questo che Vilardi chiama «il Pgt dell’anima, strumento che guarda alle persone». Perché «Brescia è la Leonessa d’Italia e deve tornare a ruggire». AMBIENTE. L’assessore si è soffermata sui nodi cruciali del dibattito. In primis, la sostenibilità ambientale. «Abbiamo tenuto conto dei pareri di Asl e Arpa che pure non sono vincolanti – ha spiegato -. Negli ambiti di trasformazione inseriremo indicazioni sulle fasce di mitigazione. Approvando il Pgt vogliamo porre attenzione alla compatibilità ambientale dei siti produttivi vicini alle residenze, tant’è che con Comune, Aib e Arpa abbiamo dato vita ad un tavolo». E ancora, sull’l'inquinamento in area Caffaro: «Vogliamo risolvere tema delle bonifiche. Il bosco di città è un punto di partenza». Affrontando il nodo del verde. l’assessore Vilardi sostiene che il Pgt porti passi avanti sul Parco delle Cave, «650mila metri quadrati al netto delle superfici d’acqua». Un parco che ora «non è più un sogno». E «all’area del Carretto noi non volevamo edificare ma salvaguardare aree di pregio e lo vogliamo fare ancora, con un successivo progetto daremo vita ai parchi agricoli didattici». COMMERCIO. Poi, Vilardi ha parlato del commercio e dei tagli alla superficie scaturiti dal confronto con le associazioni: «Abbiamo mantenuto la riqualificazione all’ex Idra – ha spiegato -, il trasferimento della Coop agli ex Magazzini Generali e il polo di Sant’Eufemia ma con precise e dettagliate indicazioni. E la qualità aggiuntiva pari al 5% andrà per incentivare i piccoli esercenti. In questo senso va sottolineata l’attenzione di questa Amministrazione al tema del commercio: dal Duc, al piano per riqualificare via Milano». LA STRATEGIA. Se alla base del piano delle Regole c’è la volontà di «ampliare il centro storico e rilanciare alcuni quartieri della città», il Piano dei servizi opera invece «per il trasporto pubblico complessivo: bisogna andare avanti con i parcheggi scambiatori, diversamente non sarà possibile realizzare il metrò». Ma, secondo Vilardi, nemmeno la ciclopedonalità viene trascurata. E poi ci sono le «eccellenze: il Parco dello sport e il Polo dei servizi socio sanitari». E le sfide del futuro: il carcere a Verziano, le cinque palestre in ogni quartiere, la sala lettura in Largo Formentone,il recupero dell’Eib. Il Documento di piano punta poi al «recupero delle aree degradate, densificando attorno alla linea metrobus» anche se la linea è quella di «diversificare l’offerta residenziale con case a bassa densità, puntando sul verde». Infine un accenno al nodo dell’area «Ideal Standard, dove è stato dato seguito alla volontà politica di lasciare il produttivo» e sulla Piccola «sarà il consiglio a decidere come convertire l’area». Il Pgt, ha riassunto Vilardi, si pone l’obiettivo di aggiungere 22mila abitanti in più in dieci anni: 5mila con le aree di trasformazione introdotte ex novo. Le osservazioni – ha ricordato – hanno portato ad un ridimensionamento pari a circa 240mila metri quadrati di Superficie lorda di pavimento edificabile . NA.DA.
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Approvato il Pgt che regolerà la nuova Brescia
20 Marzo 2012 · Nessun commento
Bresciaoggi, 20 marzo 2012
Dopo oltre quaranta ore di discussione il Pgt di Brescia è stato approvato. Come sempre quando si tratta di decidere la pianificazione urbana di una grande città – lo si è fatto in passato con i vecchi piani regolatori – anche stavolta i tecnici e i politici si sono sobbarcati gli straordinari. Ma la «maratona» può essere vista in tante maniere: quella lunga davvero del concepimento del Pgt iniziata tre anni fa o quella dei quattro giorni della full immersion consiliare. La nuova pianificazione l’hanno voluta e votata Pdl, Lega Nord, Udc e Ali, insomma la maggioranza, mentre contro si sono espressi Pd, Idv, Sel e Laura Castelletti come avevano fatto all’atto dell’adozione il 29 settembre scorso. Da quel giorno scattò l’interregno delle osservazioni, l’esempio supremo della partecipazione dei cittadini alla pianificazione. E tra osservazioni e pareri degli enti (Arpa, Asl, Regione e Provincia) il Pgt ha finito per modificare un po’ della sua fisionomia, non tanto però da convincere l’opposizione a rivedere la propria opinione. COSÌ IERI al momento di votare si sono riascoltate tutte le perplessità, tutte le cose negative che il centrosinistra ha in questi mesi detto del Pgt «arretrato e privo di un’idea di città, la mera somma di istanze private» e di contro quelle buone della maggioranza, per la quale il risparmio del territorio, la salvaguardia dell’ambiente, il recupero delle aree dismesse serviranno lo sviluppo e combatteranno la sindrome da shrinking city e non viceversa. Questo Pgt è figlio della Giunta Paroli, del lavoro dei tecnici comunali e delle idee di un professore di università che un certo giorno il sindaco ha incontrato a Roma e portato a fare il consulente a Brescia. Urbanista noto anche per la sua passione per il ponte sullo stretto di Messina, Francesco Karrer ha così tracciato le grandi linee di una città futura da 220mila abitanti, scommettendo su una nuova centralità, un nuovo appeal, convinto di vincere, di far vincere a Brescia, la concorrenza con l’hinterland. È su questa filosofia e sul centinaio di ambiti di trasformazione che la città si densifica e si irradia. Ad alcuni di questi progetti il Pgt ha dovuto rinunciare, cancellati oppure ridimensionati, costretto a cedere al nemico più subdolo di questa programmazione, lo stesso con il quale ogni giorno fanno i conti i cittadini bresciani: l’inquinamento. Le indicazioni degli enti hanno pesato nella decisione di stralciare alcuni di questi ambiti (le trasformazioni previste all’ex Insse, in via Torricella di Sotto, a ridosso di Fleto sono sparite dalla versione approvata). Ma è stata tutta la partita ambientale la più delicata giocata attorno e dentro questo piano; come del resto era inevitabile nella terza città più inquinata d’Europa, alle prese da una parte con il gigantesco problema dell’avvelenamento da Pcb dell’area Caffaro con il quale non ha ancora fatto tutti i conti e dall’altra con il nodo irrisolto della zona delle Cave, dove la vecchia amministrazione aveva immaginato un parco e quella attuale gli impianti sportivi di una cittadella dello sport che non ha però inserito nel Pgt, consegnandola, come altri 38 progetti speciali, a future varianti. Una modalità che se all’amministrazione appare come lo strumento di flessibilità e adattabilità alle condizioni future, l’opposizione teme e bolla come pericolosa rinuncia alla programmazione. Ognuna delle forze politiche ha una sua opinione sul grado di partecipazione dei bresciani in questo Pgt, ma quello che è certo è che i cittadini che si sono fatti più sentire sono di due categorie: i commercianti e gli ambientalisti – se è giusto definire con un termine generico come ambientalisti coloro che hanno manifestato preoccupazione per il «posto» riservato all’ambiente in questo Pgt. DEI COMMERCIANTI è l’azione di lobby più visibile che si sia dispiegata in questi mesi, supposto che non sia stata l’unica. Ascom da posizioni più dure e Confesercenti da altre più morbide hanno combattuto una battaglia contro la grande distribuzione, cui questo Pgt offriva nuovi spazi e capisaldi insediativi. Ottenendo la riduzione dei cosiddetti centri commerciali a tre dai cinque che erano previsti nel Pgt adottato. Non si sa bene invece cosa abbiano ottenuto gli ambientalisti, le loro associazioni e comitati probabilmente poco, ma i pareri degli enti hanno giocato in parte e più efficacemente la loro stessa partita. L’area di trasformazione della Piccola velocità è stata stralciata dopo il passo indietro di Ferrovie Italiane, proiettando molte incognite sulla programmazione nelle aree a Sud di via Milano, progetti legati allo soluzione, con spostamento degli operai, della vertenza Ideal Standard. Come in molte altre città ci sono previsioni di nuove costruzioni residenziali, nonostante oltre 5mila appartamenti siano sfitti e il mercato immobiliare ristagni. Ma come in molte altre città gli oneri restano una fonte di risorse per le casse comunali alle quali non si rinuncia facilmente.
Eugenio Barboglio
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L’intervista ad Adriano Paroli sul pgt
20 Marzo 2012 · Nessun commento
Giornale di Brescia, 20 marzo 2012
«Questo era il tema più importante di tutta la legislatura. E grazie al grande lavoro svolto dall’assessore Vilardi, dalla maggioranza, dal professor Francesco Karrer non solo siamo riusciti a portare a casa il Piano di governo del territorio. Ma siamo riusciti a progettare, elaborare e infine consegnare alla città il Piano che avevamo in mente e che volevamo». A parlare, con «una grandissima soddisfazione», è il sindaco Adriano Paroli che, a margine del Consiglio comunale che ha messo i sigilli al primo Pgt della città, ha voluto ripercorrere «l’anima della pianificazione condotta».
«Oggi abbiamo approvato un Piano che mette in gioco tutte le funzioni di questa città e che, soprattutto, consegna alla città i servizi che da tempo chiede». E a chi, come l’opposizione, rimprovera una scarsa – se non nulla – attenzione verso i temi ambientali, Paroli ribatte senza mezzi termini: «Questa è una pianificazione verde come non mai: abbiamo coniugato lo sviluppo con la giusta tutela del territorio, ciò che spesso sento sono solo sciocchezze». Il pensiero corre in primis alla Valle di Mompiano: «Finalmente il Comune acquisisce un milione di metri quadrati e già solo questa è un’operazione storica, sempre annunciata da altri ma mai messa in atto. Noi lo abbiamo fatto». Insomma, il sindaco non ha dubbi: «La grande differenza rispetto al passato è che abbiamo riempito il Pgt di ambiente, invece che riempircene la bocca». E tra tutte le vocazioni che il piano racchiude, ad emergere è quella sportiva, «sempre accantonata e dimenticata nel vecchio Prg, insieme al problema del carcere, per il quale abbiamo finalmente individuato un’area».
Infine, la valutazione politica, che vede il Piano di governo del territorio centrale, una sorta di metro di valutazione di questi cinque anni, ma soprattutto del prossimo anno, con la chiamata alle urne. «Siamo l’unico capoluogo della Lombardia ad aver approvato lo strumento urbanistico entro i tempi stabiliti. E questo grazie al grande lavoro svolto dalla Commissione urbanistica, dal presidente Marco Toma, dalla vice Laura Castelletti. Abbiamo analizzato e approfondito le osservazioni dei cittadini una a una, con l’aiuto prezioso, in fase di Consiglio comunale, della prestazione imponente di Simona Bordonali». E, ancora: «Questa è stata per la nostra maggioranza una grande prova di maturità. Ad un anno dalle elezioni ci confermiamo come forza politica di risposta ai temi e alle vere esigenze avanzate dai cittadini. Per questo dico e ribadisco che sono orgoglioso, che il Pgt è il fiore all’occhiello di questo mandato. Finalmente Brescia ha uno strumento urbanistico all’altezza della città che è e di ciò che vuole diventare. In un disegno che è nato dall’ascolto, dalla volontà politica e amministrativa di dare forma e voce a tutte le richieste di rilancio».n. f.
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La Loggia vota, Brescia ha il suo Pgt
20 Marzo 2012 · Nessun commento
Giornale di Brescia, 20 marzo 2012
Brescia ha il suo Piano di governo del territorio. A sancirlo, l’applauso che – alle 16.16 in punto di ieri – è esploso nell’aula consiliare. Un applauso che segna lo spartiacque tra la Brescia del Piano regolatore generale e la Brescia «nuova», un affresco del futuro dei prossimi dieci anni che s’insedia – sulla carta, per ora – con una «moderna continuità». Una linea che non si spezza, dunque, ma che prosegue con colori e sfumature diverse. Tinte che maggioranza e opposizione avrebbero certo scelto e incastonato nel grande disegno decennale della città in modo assai diverso. Accostandole tra loro, a parità di colori racchiusi nella tavolozza comune, in modo differente.
Fatto sta che il sì al nuovo strumento urbanistico ha coinciso, nella stessa aula consiliare di Palazzo Loggia, con quello che ha dato attuazione al vecchio Piano regolatore: stessi giorni, stesse date, in parte anche stesse presenze (in aula e tra i tecnici). Anche se per lui – per il Prg – non si può certo parlare di pensione, ma piuttosto di un impiego part time. Perché un pezzetto di se stesso lo ha lasciato in eredità al nuovo piano: i circa 500mila metri quadrati che non hanno trovato forma finora, hanno il tempo di trovare concretezza da oggi in poi, così come erano stati pensati nel 2002-2004. Per questo il Pgt approvato ieri dalla sola maggioranza racchiude in realtà tre strati di città, perché al suo interno ci sono tre «livelli» di pianificazione: quello definito (i progetti futuri); quello work in progress (i cosiddetti progetti speciali) e, infine, quello sospeso (dal Prg ai vuoti urbani ancora da colmare).
Ma cosa riserva la città nuova? In che direzione andrà Brescia con questo piano? «La cartina tornasole è rappresentata sia dal Documento di piano sia dal Piano dei servizi – spiega l’assessore all’Urbanistica, Paola Vilardi, con un velo di emozione – lì si leggono le trasformazioni vere e proprie». A partire da un concetto chiave: Brescia deve crescere. Nel pubblico e nel sociale, numericamente e qualitativamente. E allora ecco da dove si riparte: dall’ambiente e dalle grandi opere. «L’ambiente – ribadisce la Vilardi – è il cuore di questo Pgt: grande è l’attenzione sulle aree di spaglio, sulle fasce di salvaguardia, sul sì al fotovoltaico anche in centro storico». E la trama verde che attraverserà la città guarda soprattutto a quegli scorci lacerati dall’industria pesante, aree che chiedono riscatto e che lo trovano «nelle bonifiche, nei boschi di città, nelle nuove tecnologie». Un esempio per tutti è la ripartenza del sito Caffaro, che si traduce nell’indicazione del polo dell’energia. Nella Brescia «pubblica» c’è spazio per il cubo bianco, a confermare «una vocazione universitaria che la città chiede e che vuole sviluppare»; ma anche l’Urban center («perché la partecipazione resta centrale») e il Parco delle cave, come pure lo sviluppo dei poli socio-sanitari («per una città che vuole fornire innanzitutto servizi»). Una Brescia che vuole riscoprirsi sportiva, «un capitolo per anni abbandonato e che questo Pgt, invece, non trascura». Di qui, le cinque palestre («una per ogni quartiere»), la Cittadella a San Polo, l’Eib che torna il Palazzetto della città. Infine, il nuovo carcere, individuato a Verziano («la sfida più importante») e il commercio come «valorizzazione delle grandi aree dismesse». Su tutto, però, a emergere è la volontà di «recuperare il ruolo residenziale della città».
Perché Brescia cresce anche così.
Nuri Fatolahzadeh
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